Culture in equilibrio. Un viaggio generazionale alla ricerca di un equilibrio tra culture diverse.

Siamo molto emozionati nel presentarvi uno dei progetti attivati in questo inizio 2018 che ci accompagnerà fino a

Siamo molto emozionati nel presentarvi uno dei progetti attivati in questo inizio 2018 che ci accompagnerà fino a dicembre: Culture in equilibrio.

Si tratta di un progetto per l’integrazione dei giovani immigrati di seconda generazione residenti in Sardegna: figli di immigrati nati in Italia o nel Paese di origine dei genitori, e poi migrati con loro o ricongiunti in un secondo momento. L’obiettivo del progetto è quello di confrontarsi e riflettere sui fattori che generano pregiudizio sociale verso gli immigrati, sia attraverso il confronto delle esperienze di interazione tra le diverse culture che con la valorizzazione delle buone prassi di integrazione, soprattutto nel contesto delle giovani generazioni: a scuola, in famiglia e tra coetanei.

Culture in Equilibrio è un progetto di Inmediazione e Aidos Sardegna, realizzato con il finanziamento della Regione Sardegna per progetti innovativi e qualificati in materia di politiche di integrazione degli immigrati non comunitari in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Satta Spano De Amicis, il Liceo Statale Euclide e il Consultorio Via Sassari ASL N°8 di Cagliari.

Culture in equilibrio. Un progetto di Inmediazione e Aidos Sardegna

 

IL PROGETTO

Culture in equilibrio è un terzo atto del filone tematico sulle migrazioni, iniziato da Inmediazione e Aidos con le storie di vita di donne immigrate in Sardegna nel documentario La vita migliore e poi approfondito con la testimonianza della maternità in terra straniera nel docu-film Madri in terra straniera.

Culture in equilibrio si concentra sulle vite dei ragazzi di Seconda Generazione: un tema che oggi riguarda soprattutto i ragazzi di origine straniera ma che ha sempre interessato anche i tanti sardi emigrati in Italia e all’estero e che ancora oggi riguarda coloro che si spostano dalla propria terra alla ricerca di un luogo dove poter realizzare la propria idea di futuro.

Le azioni operative con le quali si sta sviluppando e si svilupperà il progetto sono tre e coinvolgono principalmente la fascia d’età che va dagli 8/10 anni e arriva ai 14 anni dell’adolescenza. Un primo momento di attività ha interessato tre classi di tre livelli scolastici (primaria, secondaria di primo e secondo grado) con una forte presenza di alunni stranieri, che hanno partecipato a laboratori didattici multiculturali indirizzati a evidenziare le esperienze dei giovani di seconda generazione, per proporre buone pratiche di confronto e riflessione. La seconda azione sarà dedicata ad approfondire le storie di alcuni di loro con un audiovisivo dedicato alle scuole, che inquadri il tema anche a scopi formativi e didattici; ultima – ma indispensabile – azione sarà quella di proiettare il docu-film in giro per le scuole della Sardegna e animare il dibattito e confronto sul tema delle seconde generazioni.

Culture in equilibrio. Laboratori didattici multiculturali

 

I LABORATORI

L’azione laboratori ha interessato tre diverse scuole e classi della città di Cagliari: le ragazze e i ragazzi della Scuola Primaria S.Satta a Stampace, della Scuola Secondari di I° Grado G.Manno a Marina e del Liceo statale Euclide a Mulinu Becciu.

I protagonisti più giovani di questa attività ci hanno introdotto alla nuova dimensione dei quartieri storici, oggi tra i più multiculturali della città: Marina e Stampace. Tra loro ragazzi sardi, bengalesi, indiani, marocchini, senegalesi, filippini, kirghizi, nigeriani, albanesi e inglesi hanno raccontato esperienze e modalità di incontro tra culture, viaggi fisici e immaginari, una continua ricerca di un equilibrio tra se stessi, le proprie origini e l’ambiente sociale e culturale del paese in cui vivono.

Cosa vuol dire nascere e crescere in un ambiente multiculturale?

Nel corso dei laboratori, con la guida delle psicologhe Clara Corda, Francesca Sollai e Ersilia Cossu sono state proposte delle attività in grado di far emergere nei ragazzi le situazioni vissute in prima persona e quelle “immaginabili” attraverso l’ascolto e il confronto delle esperienze degli altri.

Culture in equilibrio. Laboratori didattici multiculturali

Le mediatrici dell’associazione AIDOS Sardegna Rachida e Bouchra Kouchrad (Marocco), Queen Manunza (Nigeria) e Gloria Ximena Lorca Reyes (Cile) sono state parte attiva e indispensabile del progetto e del percorso di condivisione, offrendo ai ragazzi una serie di storie e riferimenti sui loro paesi: dalla lingua alla cucina, dalle tradizioni popolari agli abiti tradizionali. L’incrocio delle esperienza ha facilitato l’interazione, aiutando i piccoli partecipanti a porsi in maniera naturalmente curiosa e empatica rispetto alle loro storie, non sempre così diverse e lontane dalle proprie. Gli strumenti utilizzati per fare questo lavoro di conoscenza sono stati comuni oggetti quotidiani: una mappa geografica, un abito tradizionale, giochi e fotografie.

Una ricerca di contatto con il paese “straniero”, non solo dal punto di vista del conoscere ma anche del sentire. Sull’aspetto emotivo ci si è soffermati molto, si è chiesto ai ragazzi di immaginarsi in un contesto paragonabile a quella del trovarsi in un paese straniero, e ci si è confrontati sulle fatiche che questo comporta. Ne sono scaturite storie molto importanti: la loro prima volta a scuola, la loro prima volta in una città dove non conoscevano la lingua…

Tutto questo è servito per avvicinare i ragazzi a ciò che sente un migrante quando arriva in un paese che non è il suo e ha reso l’esperienza di alcuni dei ragazzi di seconda generazione come un sentire più comune, vissuto anche dai coetanei del luogo – seppur in una dimensione differente.

Il piano emotivo è fondamentale per capire l’altro e per mettersi nei sui panni; quindi per chi non ha vissuto un’esperienza è importante immaginare cosa potrebbe provare se si trovasse a viverla.

Uno degli obiettivi del progetto è quello di mostrare come sia possibile arrivare ad una situazione di equilibrio tra culture, ognuno il proprio. In questo, nel corso dei laboratori, è stato fondamentale condividere le proprie esperienze, per individuare una linea di comunanza, nella quale è stato facile ritrovarsi nelle storie di tutti.

 

IL DOCUMENTARIO

La realizzazione del documentario ha interessato il periodo compreso tra lo svolgimento dei laboratori multiculturali in classe e la fine dell’anno scolastico, coinvolgendo tutta la prima media della Scuola Manno e due dei ragazzi che hanno offerto la loro immagine come protagonisti della struttura narrativa del documentario.

La classe che abbiamo preso come riferimento è un esempio unico nel panorama cittadina: il 50% dei ragazzi frequentanti è straniero.

Io quando sono entrata in classe boh…
era una classe diversa dalle solite diciamo…
e anche particolare in qualche modo…
però era speciale, perchè eravamo tutti colorati!

La nostra storia, che racconta della ricerca di un equilibrio tra diverse culture, ha trovato la sua naturale ambientazione nel quartiere Marina di Cagliari.

La Marina è un quartiere storico e popolare della città, dove oggi vivono, insieme ai Sardi, tanti immigrati. Senegal, Pakistan, Bangladesh, Filippine, India: sono solo alcune delle tante culture che disegnano il presente della Marina. La Marina nasce 800 anni fa ed è da sempre la casa dei mercanti, dei pescatori e commercianti della città di Cagliari; qui i Sardi hanno già abitato assieme ai rappresentanti di terre e città con cui erano più stretti i rapporti commerciali: Marocchini, Valenzani, Catalani, Genovesi, Siciliani, Pisani, Liguri, Napoletani.
A quei tempi erano loro gli stranieri, non meno di quelli che oggi, dall’altra parte del mondo, vengono a cercare qui una vita migliore.

Le riprese per la realizzazione del documentario si sono svolte durante i laboratori scolastici condotti da AIDOS Sardegna e durante le vacanze estive fino a settembre, hanno coinvolto le insegnanti, le famiglie dei ragazzi e tutto il quartiere della Marina a Cagliari. L’obiettivo era quello di documentare le attività laboratoriali in classe: le riflessioni sulla multiculturalità, i confronti tra i ragazzi delle classi, i giochi e i racconti proposti e condivisi dalle mediatrici culturali. Registrare le reazioni degli studenti agli stimoli culturali portati da psicologhe e mediatrici, cercando di non intralciare le attività stesse e la spontaneità dei ragazzi. A scuola sono state effettuate delle interviste con i ragazzi delle classi coinvolte e quelle con una classe in particolare sono diventate il nucleo fondamentale del documentario.

Attorno ai ragazzi di questa classe si è provveduto a costruire una storia da affidare a immagini di diverso tipo:

  • immagini del quotidiano dei ragazzi (l’aula, il quartiere Marina di Cagliari, la propria casa, l’oratorio e il campo da basket…);
  • immagini oniriche (sogni, incubi, pensieri…) realizzate con la tecnica di animazione del rotoscoping.

Il rotoscoping è tecnica che consiste nell’andare disegnare sopra un video. Il risultato è una sorta di cartone animato che anima le immagini riprese anche al di là di ciò che realmente era stato registrato. Il documentario si compone di ben 1986 disegni, e ha preso vita in due mesi di lavoro. Uno strumento che accentua la dinamicità video di una struttura di racconto classico, e offre allo spettatore un ulteriore piano di lettura dei messaggi e delle riflessioni scaturite dalle interviste.

Abbiamo deciso di riprendere il quartiere della Marina dal punto di vista di uno degli allievi coinvolti, che ci vive: John. L’intento era quello di portare lo spettatore ad esplorare con gli occhi di questo ragazzo il quartiere: la sua vocazione multietnica, i suoi colori, gli abitanti e le tante persone che lo vivono ogni giorno anche solo di passaggio. Abbiamo ripreso scorci e strade di un quartiere che, con il suo intreccio di culture da tutto il mondo, rappresenta al meglio il passato di una città come Cagliari, che di culture e persone ne ha sempre accolte tante e diverse, e probabilmente è un perfetto punto di osservazione su ciò che la città sarà sempre di più in futuro: un luogo accessibile e aperto pronto ad accogliere tutte le persone che lo sceglieranno, o che ci capiteranno per caso.

Il resto delle riprese si è svolto a metà strada tra il reale e il fantastico: il filo conduttore è una sorta di sogno – una storia nella storia – nel corso del quale il protagonista si confronta con alcuni degli elementi simbolici individuati nel corso dei laboratori in aula: una gallina, una valigia, una casa… Le suggestioni durante il laboratorio sono state tante, e ci siamo chiesti quale sarebbero potuti essere i sogni realizzati a partire da questi input.

Il pubblico per il quale è stato realizzato il documentario è principalmente quello delle aule scolastiche, delle classi di ragazzi che condividono ogni giorno le difficoltà e anche le enormi opportunità delle tante culture che le animano.

Nascere e crescere con due culture è sicuramente una ricchezza per chi le possiede, ma prima che diventi una ricchezza c’è tutto un percorso da fare, perchè molto spesso ci sono dei comportamenti difensivi nei confronti delle due culture. Se pensiamo per esempio all’adolescente che ha bisogno molto spesso di omologarsi al gruppo, quindi di essere conforme al gruppo, vediamo che questo ha la tendenza a negare la cultura di provenienza: cioè la diversità rispetto il gruppo dei pari. Oppure vediamo altri atteggiamenti: ci è capitato molto spesso di notare che la tendenza è quella di rifiutare la cultura del paese ospitante e vivere quindi una situazione di grande isolamento.

Da questa riflessione, testata sul campo nel confronto con i ragazzi, è nato il titolo che abbiamo scelto per il documentario “Su un zampa sola”.

Quando una gallina arriva in un nuovo posto sta su una sola zampa perchè non sa dove mettere entrambe le zampe.

Da questo semplice ma efficace proverbio sono nati tanti spunti di riflessione e molte delle risposte dei ragazzi sul “dove mettere le zampe“, o sul quanto sia difficile “poggiarle entrambe per trovare un equilibrio“, ci hanno aperto un mondo su ciò che loro vivono quotidianamente in classe, per strada, in famiglia, nella società nella quale stanno crescendo e che ogni tanto li aiuta nel processo di maturazione, ed altre li ostacola – o perlomeno li rallenta. Il riconoscersi come stranieri è un processo personale, ma che spesso è guidato dalla società che ci accoglie: “uno si può sentire straniero e ti ci possono far sentire straniero“.

Come io John, Raizon, come in nostra classe: è pieno di stranieri!
In altre classi sono tutti italiani e invece nella nostra classe sono tutti stranieri!
Per ognuno stare su una zampa sola ha significato qualcosa di diverso: dalla paura alla vergogna, tutti sentimenti legato al ritrovarsi in un posto nuovo e diverso dal proprio: stranieri! Ma la condivisione e il confronto con esperienze simili ha permesso di comprendere meglio se stessi e gli altri.

L’approccio con le storie mediatrici di AIDOS, arrivate da tanti paese del mondo e stabilitesi in Sardegna per famiglia, lavoro, e alcune un po’ per caso, è stato fondamentale per offrire ai ragazzi altri punti di vista e una prospettiva diretta da parte di chi ha vissuto la loro stessa esperienza, seppure in un altro periodo storico.

Il racconto di Rachida: lì dove era prima, in Marocco, era come se lì avesse le sue radici, quindi anche se magari tutte le foglie dell’albero si erano trasferite qui, diciamo a Cagliari, comunque lì lei aveva piantato le sue radici, e qua si è trovata un po’ spaesata, un po’ sola… anche se aveva tutti accanto.

Cosa può succedere quando le diverse culture collaborano e convivono tra loro?

Nel corso delle riprese abbiamo avuto modo di confrontarci anche con la vita e con i volti della città che ospita i ragazzi e tutti gli abitanti incontrati si sono sentiti partecipi del racconto: abbiamo seguito le attività della scuola di basket dell’oratorio Sant’Eulalia con la guida dell’allenatore Aldo Pintor: Bambaye, Dilkaran, Easin e Matteo – protagonisti del documentario – giocano in questa squadra multiculturale che è diventata campione regionale 2017/2018 per la sua categoria; siamo andati a parlare con i proprietari dei negozi di alimentari del quartiere e i baristi: Jasvir Kaur Bela e lo staff del ristorante NamasteChaudr Afzal noto Alfio, Seck Ngagne, Antonio Ermatosi e Giacomo Brignone; abbiamo avuto il supporto degli operatori del centro di quartiere comunale “La Bottega dei Sogni” che accoglie i bambini e gli adolescenti di Marina per il dopo scuola e per le attività di socializzazione e formazione.

Le riprese del documentario sono state ultimate nel mese di settembre e dalla prima settimana di ottobre il documentario “Su una zampa sola” sta andando in giro per le scuole medie e elementari della Sardegna, nelle classi con un’importante presenza di ragazzi stranieri.

Cosa è uno straniero?
Un ragazzo di carnagione scura. Si, di carnagione scura.
Un ragazzo che viene da un altro paese.
Diversi paesi, e anche diverse culture.
Gli immigrati, cioè gli stranieri, sono quelle persone che sono nel proprio paese e poi prendono una barca e vengono qua.
Quindi sono immigrati, stranieri.
E invece noi che siamo qua, per loro, siamo stranieri noi…
Quindi cosa vuol dire?
Che siamo tutti stranieri!

Per saperne di più sul progetto visita la pagina dedicata a Culture in equilibrio www.inmediazione.org/culture-in-equilibrio